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Jahve' e Aton un solo Dio?


 

La religione di Amarna e' molto innovativa perche' si basa, come accennato in premessa, sul concetto del tutto nuovo del monoteismo (tutte le religioni a quel tempo erano politeiste), unico dio e' infatti il disco solare Aton (6). Bisogna pero' dire che da inveterata data esisteva in Egitto il culto del dio sole Ra o Re venerato soprattutto ad Heliopolis una citta' del delta (derivazioni della divinita' solare erano Hprr e Tm, rispettivamente il giovane sole del mattino da cui proviene probabilmente l'Apollo greco e il vecchio sole della sera). Un concetto materialistico della divinita', infatti la stessa si identificava nell'astro solare vero e proprio. Elemento poi di maggior rilievo e direi di contrapposizione alla presente disamina era il fatto che Ra era una delle tante divinita' dell'olimpo egizio, seppur una delle piu' importanti. Solitamente era rappresentato in unione con altre divinita', lo troviamo infatti in unione con la dea Nekhmeth, la dea Hathor, la dea Isis, con Amun. Quest'ultimo solitamente raffigurato come un guerriero che, in questo caso, aveva sul capo il disco solare prendendo cosi' il nome di Amun-ra o Amun-re. Il dio Ra lo troviamo pero' sopratutto in unione con il dio Horus, il dio del cielo con la testa di falco che, da mane al tramonto, portava sul suo capo il disco solare e prendeva in tal caso il nome di Ra-Herakhti o Re-Harakhti. E' appena il caso di accennare che la concezione teologica del politeismo egizio era profondamente diversa, ad esempio da quella greco-romana, dove le divinita' avevano una ben determinata identita. Nel politeismo egizio talvolta si assiste a fenomeni di sincretismo divino, oserei dire un vero e proprio fenomeno di trasposizione che dava cosi' origine a nuove realta' divine che pero' conservavano anche l'essenza della primaria identita' (7).

La religione di Amarna, oltre la originalita' contenuta nel concetto del monoteismo, si discosta dalla religione preesistente perche', anch'esso elemento fortemente innovativo, e' religione di contenuto astratto, trascendente (8). La divinita' infatti non si identifica nel disco solare vero e proprio, come si sarebbe portati a supporre, bensi' in quella forza misteriosa, trascendente che si sprigiona dai raggi del sole, per il tramite di questi raggiunge il sovrano il quale, alla stessa stregua di un satellite, la riproietta al popolo dell'Alto e Basso Egitto ed all'umanita' intera. In tale funzione il sovrano acquista capacita' divine, fatto non nuovo a quel tempo. I sovrani, sia in Egitto ma anche presso altre culture e civilta' dell'epoca, solitamente erano considerati e venerati come divinita' facenti parte dell'olimpo locale. Nel caso preso in esame il concetto teologico risulta pero' diverso e profondamente piu' complesso. Il sovrano era al tempo stesso figlio e incarnazione, spirito del dio. Il nome assunto di Akhenaton significa proprio spirito, incarnazione di Aton (9). Pertanto all'un tempo accanto alla concezione di unicita' del dio (Aton) si ha un principio di trinita' divina scaturente dal concetto del dio Aton padre dell'umanita' e dell'universo intero, del sovrano figlio del dio latore del messaggio e dallo spirito-incarnazione del dio stesso nel sovrano (significato di Akh). Concetto estremamente complesso il cui retaggio scaturisce probabilmente dalla concezione sui generis del politeismo egizio come si visto in precedenza ed e' questo il motivo per cui mi sono soffermato precedentemente sul culto e raffigurazione di Ra. Quattordici secoli dopo questo concetto di unicita' del dio e trinita' al tempo stesso lo ritroviamo nella religione derivata del cristianesimo (10). Altro elemento fortemente innovativo di questa religione ed a mio avviso il piu' importante e' il concetto di universalita'. Aton non e' soltanto il dio degli egizi bensi' di tutta l'umanita', anche dei nemici dell'Egitto per i quali si ha il massimo rispetto. Elemento inconcepibile questo della universalita', veramente rivoluzionario ed assolutamente unico nella storia delle religioni antiche, tutte le divinita' a quel tempo proteggevano infatti solo chi le adorava (11). A questo principio non si sottrasse nemmeno la religione d'Israele. Jahwe' era il dio del popolo eletto. Per trovare un qualcosa di analogo bisognera' attendere il zoroastrismo, il buddismo ma sopratutto direi il cristianesimo (12). La religione di Amarna esaltava la gioia per la vita, l'amore per il prossimo, la non violenza. Pare storicamente accertato che durante il suo regno Amenophi IV proibi' la pena di morte, fatto inconcepibile per quell'epoca (13). Il principio della non violenza fu causa di indebolimento dell'impero. Durante il regno di questo sovrano non fu promossa alcuna campagna militare ne' offensiva ne' difensiva. Al contrario questa religione trascurava il culto dei morti andando cosi' controcorrente rispetto alle tradizioni ed al credo del popolo egiziano che, direi sin dalla notte dei tempi, aveva sempre dato estrema importanza all'evento morte. La morte infatti era la strozzatura di una clessidra dove nella parte superiore vi era la vita terrena ed in quella inferiore l'agognata dimora eterna, la Is di cui in premessa. Ciascun egiziano per tutta la vita cercava di conquistarla evitando cosi', con le buone azioni, le fauci del mostro Amemelet. Quest'atteggiamento nei confronti della morte e del culto dei morti fu secondo Cyril Aldred, uno dei massimi studiosi del periodo amarniano, la principale causa del repentino tramonto di questa religione (14). Tale culto andava contro, tornasi a ripetere, al sentimento del popolo, la filosofia il contenuto di esso non poteva essere compreso a quel tempo. Aldred aggiunge che non furono pertanto i sacerdoti del defenestrato culto di Amun gli unici a voler reintrodurre lo stesso nell'antico Egitto, bensi' il popolo tutto a desiderare questo ritorno al passato, alle vecchie tradizioni. Questo in sintesi il contenuto della religione di Amarna che noi conosciamo dall'inno ad Aton scolpito sulla roccia della tomba di Eye ad Amarna. Il periodo amarniano non e' solo caratterizzato dalla innovazione religiosa teste' descritta, bensi' da tutta una serie di novita' rivoluzionarie che coinvolsero l'intero tessuto sociale di quel popolo. Si parla di arte di Amarna caratterizzata da un estremo verismo che talvolta cade addirittura nel grottesco. Quest'arte risulta molto diversa da quella egiziana sia precedente che successiva a quel periodo. L'arte dell'antico Egitto e' stata sempre caratterizzata da una jeraticita', una solennita' delle immagini dove prevalgono scene di guerra e dove i sovrani egiziani uccidono i nemici e catturano i prigionieri. Niente di tutto questo nell'arte amarniana, le scene dominanti sono scene di pace, serenita', rappresentazione di animali, uccelli, scene della natura in genere, mai scene di guerra. Anche nel campo della scrittura si assiste ad una specie di rivoluzione. Il sovrano introdusse nei geroglifici il linguaggio corrente, il linguaggio del popolo perche' questo doveva sempre comprendere il significato corretto delle scritture sacre (15). I geroglifici nell'antico Egitto erano scritti con il linguaggio di epoche precedenti, durante la diciottesima dinastia erano scritti nel linguaggio ormai morto della dodicesima dinastia risalente a molti secoli addietro. Questa rivoluzione e' paragonabile alla introduzione nella liturgia cattolica, all'indomani del Concilio Vaticano II, delle varie lingue correnti al posto del latino. Anche la moda subi' profonde modifiche, sia quella maschile che quella femminile. Gli uomini indossavano gonnellini piu' lunghi al contrario dei gonnellini tradizionali corti al di sopra del ginocchio, nella donna le gonne erano ampie, aperte solitamente sul davanti, trasparenti e generalmente plissettate. Al contrario la donna della 18a e 19a dinastia indossava in genere gonne lunghe e strettissime, probabilmente per essere piu' aggrazziate nell'incedere a piccoli passi.Il periodo amarniano fu pertanto un periodo veramente rivoluzionario un po' in tutti i campi, un periodo che andava assolutamente controcorrente rispetto alla mentalita' ed al modo di vivere di quei tempi. Gli storici sono in larga parte d'accordo nel ritenere questo sovrano un grande rivoluzionario, un grande precursore dei tempi non di secoli ma di millenni. Un uomo certamente non compreso dai contemporanei perche' le sue idee rivoluzionarie in tutti i campi erano assolutamente fuori da quel tempo. Un uomo che certamente potrebbe appartenere, a buon diritto, alla nostra era se non addirittura per certi aspetti al nostro secolo. Aldred, Weigall, Redford, Silverberg ed altri lo considerano il primo grande personaggio della storia.Alcuni versi dell'inno ad Aton somigliano in modo impressionante ai fioretti di San Francesco d'Assisi e per questo taluni studiosi lo indicano altresi' come il primo vero grande pacifista ed ecologista della storia perche' egli appartenne ad un'epoca anteriore al poverello d'Assisi di oltre duemilacinquecento anni. La religione d'Israele e' anch'essa monoteista, unico dio e' Jahwe', anch'essa risulta essere di contenuto trascendente, Jahwe' si manifesta al popolo d'Israele per il tramite dei profeti. Questi pero' non acquistano capacita' divine, essi sono infatti semplici latori del messaggio divino al popolo eletto. Dove si differenzia notevolmente dalla religione amarniana e' nel concetto di territorialita'. La religione d'Israele e' religione di settore, Jahwe' e' il dio dei figli di Israele. Tutti gli altri popoli sono considerati nemici d'Israele e pertanto, all'occorrenza, vanno combattuti anche con la spada. E' una religione quindi che ammette, in determinati casi, l'uso della forza, della violenza.E' una religione direi altresi' vendicativa, Jahwe' infatti punisce anche i figli d'Israele che non ubbidiscono al proprio verbo. Comunque, al di la' di tali differenze, si e' rilevato che il contenuto delle sacre scritture in alcuni punti risulta sostanzialmente abbastanza simile ai versi dell'inno ad Aton teste' citato (16). Resta l'analisi atta ad individuare la presumibile epoca del passaggio del popolo d'Israele dal politeismo al monoteismo, analisi estremamente ardua da parte degli studiosi perche' al riguardo non esistono fonti storiche certe e gli unici elementi, o quasi, restano pur sempre le sacre scritture. Altrettanto difficile risulta attribuire una collocazione storica attendibile ai patriarchi. Secondo taluni studiosi Abraham di Ur-Kasdim risalirebbe al 1700-1900 A.C., qualcuno lo farebbe risalire addirittura all'anno 2500 prima dell'era volgare (17). Per l'inverso lo Stade ed il Wellhausen ritengono addirittura i patriarchi di epoca posteriore a Mose' (18). Secondo questi autori l'epoca dei patriarchi fu trasposta ad una data antecedente dal Pentateuco al fine di dare organicita' agli eventi storici del popolo d'Israele. R. Kittel, T.H. Robinson, A.Alt, J.Bright, A. Parrot ed altri ritengono per l'inverso verosimile l'epoca anteriore al periodo di Mose'. La collocazione storica, ipotizzandone l'esistenza abbastanza probabile (19), viene generalmente individuata dagli studiosi intorno al tredicesimo-quattordicesimo secolo (20) pertanto un'epoca molto vicina al periodo amarniano se non addirittura contemporanea.


6 - A prescindere dal monoteismo Jahwano di cui si dira' nel prosieguo, taluni autori ritengono lo zoroastrismo la piu' antica religione monoteista del mondo (cfr. Storia dell'oriente antico, I ed. tradotta in italiano, Milano 1882 di Philipp Smith). Nel merito l'epoca storica di Zoroastro e' estremamente nebulosa e di difficilissima collocazione. Anche se vissuto in epoca anteriore (taluni ritengono addirittura un personaggio mitico), pur riconoscendo che ab initio secondo lo Zendavesta il Dewa (dio) era forse unico, questo concetto di monoteismo resto' allo stato puramente embrionale in quanto questa religione fu plasmata dai Magi della Media che modificarono il Dewa da unica divinita' primordiale in una divinita' al di sopra di tutte le altre (concetto di pantheismo). Per quanto detto lo zoroastrismo rientra nel novero delle religioni politeiste.

7 - Fenomeni di abbinamento li ritroviamo anche in altri culti religiosi dell'epoca, particolarmente in seno al culto politeista degli ittiti (cfr. Die Hethiter di Johannes Lehmann ed. it. 1981, pag.246.).

8 - Alcuni studiosi ancora oggi ritengono la religione di Amarna un credo materialistico identificando la divinita' nel disco solare vero e proprio. Fautore di questa tesi fu agli inizi de secolo James Henry Breasted ( History of Egypt, London UK, 1906). Questa corrente si e' andata notevolmente affievolendo a seguito delle recenti scoperte archeologiche.

9 - Il termine Akh e' rappresentato da un uccello l'ibis adornato dal piumaggio brillante. Tale simbolo meglio evidenzia il significato di questa parola che assume diversi aspetti in base al complesso meccanismo di traduzione dei geroglifici. Akh significa "essere di luce", "essere luminoso", "essere utile" e tanti altri significati ma tutti tendenti ad un elemento comune, resurrezione ad un qualcosa. Nel caso in esame significa resurrezione di Aton nella persona del sovrano.

10 - Il concetto di trinita' divine era di gia' diffuso in Mesopotamia sin dal periodo di Hammurabi ove esistevano le grandi triadi o trinita' Anu, Enlil ed Ea ed anche Sin, Sciamash e Ishtar.

11 - dall'inno ad Aton: "....le terre di Siria e di Nubia e la terra d'Egitto; a ciascuno hai dato un posto preciso e da'i a tutti secondo il loro bisogno. A ciascuno il suo....". Appare evidente il concetto di uguaglianza di fronte a Dio di tutti gli uomini della terra.

12 - Inizialmente il cristianesimo fu improntato ai principi dell'ebraismo e pertanto questa nuova religione doveva essere la religione degli israeliti e basta. Cosi' sembra fu anche l'impostazione che ne voleva dare Pietro. Chi dette una svolta decisiva all'indirizzo della universalita' fu certamente l'apostolo Paolo che, nel merito, ebbe uno scontro con il primo degli apostoli (cfr. Manlio Simonetti Roma e l'Italia - Radices Imperii, Milano 1990). Anche l'altra religione derivata e cioe' l'islamismo nella sua astrattezza e' religione universale. De facto pero' non lo e' in quanto crea un netto separatismo tra i fedeli e gli infedeli. Questi ultimi dovranno per il tramite della Jiad essere vinti e convertiti.

13 - Ancor oggi a distanza di circa tremilacinquecento anni la pena di morte, da un rapporto di Amnesty International, e' ancora in uso in due terzi dei paesi della terra ed ogni anno si eseguono circa quindicimila esecuzioni di cui novemila nella sola Cina.

14 - C. Aldred Akhenaten Thames and Hudson Ltd, London UK 1968. Analogo orientamento viene esternato da A. Piankoff Les grandes Composition Religieuses du Nouvel Empire da Bullettin de l'Institut Francais d'Arche'ologie Orientale, 1962; Norman Davies Akhenaton at Thebes, JEA 1909 ed altri.

15 - La interpretazione dei geroglifici risulta estremamente complessa acquisendo le varie raffigurazioni all'un tempo valore simbolico, fonetico od anche semplicemente, a seconda dei casi figurativo. Per un approfondimento cfr. Alan H. Gardiner Egyptian Grammar: Being an introduction to the Study of Hierogliphics, London UK 1927 e Gustave Lefebvre Grammaire de l'e'gyptien classique, Il Cairo 1940.

16 - Trattasi del salmo 104° delle Sacre Scritture vv. da 20 a 24 "Se adduci la tenebra e si fa notte, sbucan tutte le fiere della selva, e i leoncelli ruggenti alla preda, per chiedere da Dio il loro cibo. Si ritraggono al sorgere del sole...". In contrapposizione dall'inno ad Aton "...I leoni escono dalle tane, i serpenti mordono, il buio domina il silenzio, perche' colui che li ha creati, e' andato a riposare ad Occidente...". Analogie si riscontrano altresi' nei vv. 27-30 del predetto salmo. In entrambi i casi risulta evidente la comune matrice di tali versi. Appare difficile poter formulare un'esatta datazione alle Sacre Scritture. Certamente in epoca molto piu' recente dei fatti di Amarna. In genere gli studiosi sono concordi nel farle risalire ad epoche comprese tra il sesto-nono secolo. Esse probabilmente furono la risultante di una serie accumulatasi nel tempo di notizie storiche, tradizioni ecc. assimilate per lo piu' dalle popolazioni vicine e sopratutto quelle piu' influenti sul piano della civilta' intesa questa in senso lato. Il massimo influsso appare avere la matrice sumero-babilonese (docet la critica sulla famosa Babel und Bibel che tanto scalpore fece agli inizi di questo secolo). Per ulteriori approfondimenti cfr.: M. Liverani Oriente Antico, Roma-Bari 1991; G. Alstroem Royal Administration and National Religion in Ancient Palestine, London 1982.

17 - P. Smith, cit. op. farebbe ascendere l'epoca al diciottesimo secolo, William Foxwell Albright ritiene probabile il ventesimo secolo circa (Albright W.F. From the stone age to Christianity, 2nd edition Baltimore MD 1946). Il Liverani (cit.op.) evidenzia il fatto che ab origine e per un certo periodo Jahwe' era una divinita' assieme ad altre diffuse in quel tempo nell'Asia anteriore tra le tribu' d'Israele (periodi anteriori al XIII sec.). Lo stesso Jahwe', risulta epigraficamente attestato, aveva una divinita' femminile per paredra, com'era d'uso a quei tempi.

18 - Stade B., Geschischte des Volkes Israel, I ed. Berlin 1889; Wellhausen J. Israelitische und Judische Geschichte, Berlin 1958.

19 - Bright J. A History of Israel, Philadelphia PA 1959; Parrot A., Abraham et son temps, Neuchate CH 1962; Alt A. Der Gott der Vater, Ein Betrag zur Vorgeschichte der israelitischen Religion, Muenchen DBR 1959; Kittel R. Gesischte des Volkes Israel, Gotha 1923; Robinson T. e Oesterley W.O.E. A History of Israel, Oxford UK 1932. E' appena il caso di accennare che nella piu' ampia accezione il termine Patriarca oltre ai tre patriarchi menzionati nell'Antico Testamento greco Abraham, Isacco e Giacobbe dovrebbe comprendere i cosidetti patriarchi antidiluviani e post-diluviani. La presente ricerca riflette esclusivamente la collocazione storica dei tre patriarchi suindicati.

20 - Dello stesso avviso i due autorevoli studiosi O. Oissfeldt della Martin Luther Universitatt di Halle Wittenberg DBR e H.J. Franken della Rijksuniversiteit di Leiden ND. Si tratta di un'ottima relazione sul Periodo Amarniano. Questa relazione e' stata tenuta dall'Autore al Rotary di Gubbio il 31 Maggio 1997.Il saggio, tradotto anche in inglese, e' stato inviato anche all'ARF ( The Amarna Research Foundation ) di cui l'Autore fa parte.
 

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